Febbraio 2008


Come ormai ben tutti sapete, la famiglia Pazienza ha una speciale relazione con ogni possibile agenzia di spedizione merci esistente sul mercato, cementata da anni di esperienza nel confezionare/inviare paccate di provviste ai due poveri rampolli pasciuti in esilio.

    Fare la spesa a Ferrara? MAI SIA! Mamma (chioccia) Pia si prodiga personalmente per fornire alla prole la crème delle cibanze disponibili, direttamente da Bitonto-city. Potesse andrebbe a pesca con il nostromo del tonno, per assicurarsi che qualche porcata-di-mare non finisca nella scatoletta dei suoi diletti, o a impastare la massa direttamente alla Mulino Bianco.

Purtroppo però, mancando la concreta possibilità di arrivare alla fonte, Pia SPEDISCE. C’è sempre un che di inquietante, quando ci comunica che l’ennesima quintalata di cibo è in arrivo (manco fossimo profughi segnalati alla FAO): sarà forse il pensiero di doversi fare 2 rampe di scale 9 volte di seguito, combinati come Battista il Cameriere Equilibrista. Pensiero mitigato solo dal pregustamento delle notorie delizie materne hand-made, grazie alle quali sono riuscita perfino a schiavizz.. arruolare Ale e Franco (e a volte pure Ile) come portantini ufficiali.

    MA! (perchè in questa storia idilliaca c’è anche un ma) Pia non aveva ancora fatto i conti con le spedizioni all’estero … (ZIN ZIN ZIN ZIN)
      Innanzitutto un mea culpa per aver richiesto la spedizione del restante 80% del mio guardaroba sta a me farlo. SONO PENTITA, OK? Ma da qui al mandare un pacco di 30 kg, equipaggiato con: Olio extravergine d’oliva quanitità 2 litri (‘ma si trova lì l’olio d’oliva?’ NO MA’, SOLO QUELLO DI ALCE), pezzata di parmigiano reggiano (scommetto che da solo pesa 5 kili), dolce alla marmellata quantità 3 teglie (‘così lo offri agli amici, ma tu non lo mangiare’ AHAAHAH CHE CANDORE DISARMANTE), pasta Barilla o De Cecco o sicuramente un’altra marca italiana sputtanatissima quantità 5 pacchi, e chissà quante altre stronzate a me non dichiarate (per vergogna credo), ce ne vuole!

    Se, poi, oltre a sto delirio, SI SBAGLIA ANCHE INDIRIZZO, allora apriti cielo! Ebbene si, i due furboni (stavolta c’è anche il buon Mimmo di mezzo) hanno sbagliato a scrivere il nome della mia fottutissima strada sul pacco, che ora è perso da ben 5 GIORNI nella burocrazia svedese (e meno male, figurati se l’avessero perso in quella italiana).

      Proprio 2 minuti fa ho chiamato il simpatico numero verde di riferimento per segnalare l’angosciante scomparsa (VI RENDETE CONTO CHE HO TUTTI I MIEI VESTITI LI’ DENTRO? EH? EH? EH? *respiro asmatico*), e un amichevole vichingo che mi rideva allegramente in face per la mia pessima pronuncia svedese (ma non è colpa mia se per dire ‘TYRESO’ devo farmi fare prima un lifting facciale!) mi ha annunciato che, urrà, il pacco è sano e salvo a Stoccolma, ma se non posso andare io a prendermelo (ceeeeeerto) allora devo attendere altri 2 giorni.

    Addio dolce, addio olio (che tra l’altro era in bottiglia di plastica, quindi lo ritroverò allo stato di SANSA), e spero anche ADDIO FOTTUTISSIMA TRADIZIONE DEI PACCHI.

Non allarmatevi, non ho intenzione di trasformare questo già (peri)patetico blog in un surrogato internazionale di ‘Agenzia Matrimoniale’ della divina Marta Flavi… Ma visto che non aggiornavo da un po’ e che ultimamente la mia permanenza svedese sembra essersi trasformata in una saccarina telenovela venezuelana di serie C (GRECIA COLMENARES, MI FAI UNA PIPPA), mi sembrava un titolo appropriato.

    Dato il costo veramente spropositato di questo bene di prima necessità per uno studente erasmus, da un po’ di tempo a questa parte la birra viene usata come nuova unità di misura. Esempio: un biglietto da una corsa in metro costa mezza birra (circa 3 euro), mentre un ingresso nello splendido centro benessere con piscina/sauna e companatico di Slussen costa 1 birra e mezza.

      In pratica, se vuoi farti un’uscita come si deve, con tanto di bevuta, devi prepararti psicologicamente a stringere la cinghia per la settimana successiva. Non parliamo, poi, di prendersi una sbornia.. FILE NOT FOUND. Manderebbe sul lastrico la famiglia Pazienza. Come ovviare, dunque, a questo annoso problema?!? Personalmente ringrazio il contingente ceco dello studentato, che, non so grazie a quale magagna, è riuscito ad importare una tale quantità di alcool dalla madrepatria che ci stiamo campando tutti e 40, praticamente.

    Comunque, il capitolo ‘reperire alcool con più di 3 gradi in Svezia’ è molto triste e controverso, poichè le bastardissime leggi locali ne vietano la vendita nei supermercati (dove si trova solo birra infima con lo stesso coefficiente alcoolico del ginger sanpellegrino, e sidro, una ciofeca frizzante al sapore di frutta assortita..praticamente un bacardi breezer andato a male)

      Se si cerca qualcosa di vagamente forte, è necessario andare in negozi specializzati (quelli con la mitica etichetta gialla) ed esibire nell’ordine: carta d’identità, certificato di nascita, passaporto, stato di famiglia, partita iva, 740, attestato di maturità, e certificato di morte.

    A quel punto, appurato che hai più di 23 anni (età minima per bere, qui), FORSE ti lasceranno entrare e potrai scegliere tra una scarsa quantità di vini e una più consistente scorta di veleni vari, dalla semplice vodka al carburante per aeromobili.

      Tornando al valore della birra, ho scoperto che offrire una birra a qualcuno (ma anche semplicemente un sorso della fetenzia gialla del supermercato, che hanno l’impudenza di chiamare birra), è l’equivalente del salvargli la vita: ti sarà riconoscente vita-natural-durante e sarà pronto a sacrificarsi per te. Ovviamente, approfittando della mia momentanea prodigalità, sto sfruttando appieno questo potere, non si sa mai… ihihi 

    Finalmente, a meno di 1 settimana di permanenza, è iniziato il capitolo che più mi interessa approfondire qui al nord: LE FESTE. Per fortuna l’inculata di vivere in mezzo ai lupi (letteralmente) rispetto al centro città, viene pienamente compensata dal fatto che il nostro studentato è moooolto affiatato e organizzativo… questo simpatico spirito camerat-stiamoarrunat-esco si è esplicato in tutta la sua magnificenza venerdì scorso, in occasione della prima festa in maschera di una lunga serie (mi dicono). Tema: TRANSGENDERS. Ora, non so da quale delle numerose menti elette sia venuta questa geniale pensata, fatto sta che il risultato è stato veramente pittorescow (con spiccato accento inglese).

      La parte più comica è stata ovviamente veder sfilare i fieri rappresentanti del ’sesso forte’ tutti aggoghindati in panni femminili pseudo-sexy (in realtà sembravano tutti comparse del Bagaglino). Inutile dire che mi sono vista costretta a prestare i miei preziosi reggiseni (anzi reggipetti), nonchè la mia unica mise decente, che giace tra i panni sporchi da circa 5 giorni e non ho ancora avuto il coraggio di lavare.

    Anche le ragazzuole, però, hanno fatto la loro porca figura, tutte dotate di baffo e basetta (artisticamente disegnati a suon di kajal) ispirati ai più disparati personaggi (ho individuato tra gli altri Hitler, Groucho Marx, Charlot), mentre personalmente mi è bastato evitare la ceretta al mustacchio per una settimana per ottenere un risultato molto più chic e naturale (ok, la pianto, scusate.. giuro che ora ho risolto il problema, però!)

      Insomma, risultato: un guazzabuglio internazionale, dove i maschioni si davano della lesbica con sonore paccate sui deretani e noi pischelle abbiamo potuto finalmente parlare di assorbenti, ciclo e manicure senza provocare conati e fuggi-fuggi :P

    PS: c’è qualcuno che già propone il tema per la prossima festa: l’ EDEN GARDEN. Giàààààà.

    Termina qui il mio periodo di nomadismo! Ho finalmente ritirato le chiavi della mia nuova belliFFima camera dall’accomodation office, che si trova comodamente a 45 minuti dallo studentato, più precisamente nel campus… Piccola parentesi sul campus universitario: SHPETTACOLO! La sola biblioteca è grande quanto l’intera faf, e ho detto tutto…Ma parliamo della camera: pareti di legno chiaro e atmosfera minimal/accogliente (tutto targato ikea, che lo dico a fare) ma soprattutto.. TADAAA senza luce! (la lampadina si è fulminata con una scintilla inquietante appena ho sfiorato l’interruttore). Ennesima sequela di bestemmie a parte, per fortuna la mania degli svedesi per la luce mi è stata d’aiuto, visto che ci sono altre due lampade in giro, e quindi sopravviverò così finchè non avrò la buona volontà di comprare/cambiare la lampadina (cioè MAI). Ah. Manca lo specchio. Ah. Manca l’appendino. Ah, si. Il pavimento è lurido (e non l’ho ancora pulito perchè non trovo la scopa). MA IN COMPENSO ho trovato incluso nel prezzo un utiliiiiisssimo monitor delle dimensioni e del peso di un maschio adulto di alce, che ho poc’anzi barattato con l’ALTRO PUGLIESE, ma che dico pugliese, LECCESE, in cambio di una settimana di tregua da insulti vicendevoli rivolti contro le nostre città rivali. Ottimo scambio, ne?

      E cmq si, cazzo, ANCHE QUI RITROVO PUGLIESI! aaaaaargh! Peggio della gramigna! 

    Come al solito, l’unico giorno utile per andare a vedere la famigerata Forniture Fair era ovviamente anche l’ultimo giorno di apertura della fiera… ma comunque, armati di entusiasmo e belle speranze (ma soprattutto carichi di meraviglia), io e Michal (compagno di corso e di studentato slovacco con scarsissime proprietà linguistiche inglesi) ci avventuriamo in metro verso il postaccio. 

    Giunti al capolinea, QUALCOSA (vedi: ettari ed ettari di foresta) ci fa capire che magari il posto non è quello giusto, ma la spavalderia sempliciotta che ci aveva spinti all’avventura senza uno straccio di cartina, ci sprona ad andare avanti indisturbati lungo l’unico sentiero disponibile.

      Dopo una buona mezz’ora di cammino (durante il quale il dialogo più lungo è stato ‘parola-a-caso-mezza-inglese-e-mezza-slovacca’ ‘what?’ ‘nothing’),
      finalmente si prospetta in lontananza il profilo di una strada. Ovviamente abbiamo subito rotto i maroni alla prima anima pia che ha avuto la sfortuna di incontrarci (una signora anziana che parlava inglese meglio di me), e che ci ha ‘incoraggiati’ dicendo che la fiera era proprio dietro l’angolo, a soli 20 minuti di bus praticamente. E che sarà mai!

    Ma passiamo direttamente all’arrivo in fiera.
    Tra una cosa e l’altra, ci abbiamo messo qualcosa come un’ora e 20 di viaggio, per giungere alla fiera esattamente 40 minuti prima della chiusura. Appresa la lieta novella, è seguita una trafila di bestemmie in 3 lingue diverse (opportunamente censurata).

    Morale della favola: abbiamo visto solo 2 dei 5 padiglioni, di corsa, stanchi, affamati, fetenti e SENZA POTER SCATTARE MANCO UNA FOTO! Maledetti svedesi! (agitando il pugno in segno di vendetta) Però il poco che abbiamo visto meritava (almeno quello…), soprattutto il padiglione dedicato ai giovani designers emergenti, con allestimenti stupAndi (alla lisa simpson) e soprattutto CIBO GRATIS! (personalmente mi sono frecata zucchero filato, mandarini e acqua aromatizzata al limone)

      Le uniche foto che sono riuscita a rubare, sono delle meste immagini della fontana lumino-sonora all’ingresso (appena mi degno di scaricarle le allego), che ovviamente grazie alla mia maestria nel campo della fotografia, sono venute sfocate, decentrate e patetiche…

    Unica consolazione: la birrozza che io e il buon Michal ci siamo scolati dopo, in centro. (in un pub slovacco per la precisione… non sapevo neanche della loro esistenza) 5 euro ben spesi… ancora una volta MALEDETTI SVEDESI :D

    Dopo 13 amichevoli ore di bus (durante le quali avrei dovuto socializzare con i miei compagni di corso, ma che ho invece trascorso DORMENDO a tutto spiano dal secondo in cui ho poggiato il deretano sul sedile) siam giunti nella ridente Oslo, capitale della ancor più ridente Norvegia. Incredibile ma vero, c’era il sole e si poteva addirittura vagare non guanti-muniti senza rischiare un distacco delle appendici.

      Scopo della visita: ammirare in tutto il suo splendore la nuova Opera House tuttora in costruzione. Descrizione: un agglomerato di marmo bianco di Carrara tagliato su commissione in Cina e assemblato in una miriade di piani sbilenchi… tanto comodo d’inverno col ghiaccio, e molto agibile da tutti, SOPRATTUTTO dai diversamente abili. Quando qualcuno dei miei compagni ha chiesto all’architetto (che ci spiegava -tutto entusiasta- di come avessero accuratamente nascosto le fonti luminose) perchè avessero usato un materiale così palesemente inadatto e alieno alla cultura norvegese, il brav’uomo ha risposto: ‘Perchè ce lo possiamo permettere’. Genius! Allora mettete anche i corrimano in platino e le poltrone rivestite in pelle di foca monaca, no? Comunque, furbizia a parte, Oslo si è rivelata per l’ennesima volta la città omorta (e carissima) che aveva già dimostrato di essere quest’estate. Solo con più gente.

    Per fortuna, l’operazione di socializzazione (dopo il tragico viaggio) è andata a buon fine! Soprattutto quando, la prima sera, abbiamo giocato tutti a ‘mima il film’. Indovinate quale film ho dovuto mimare io?!? (della serie.. facciamoci già conoscere)

      GOLA PROFONDA (con tanto di movimento)

    Dopo aver consumato per ben due volte la batteria della digitale a furia di riguardarle, finalmente ho scaricato le famigerate foto della festa di addio… e allora beccatevi sti capolavori di rara beltà! Ho ancora i Coldplay in testa… :)

      ps. sono così impedita da non essere riuscita a ridimensionare le fotE. SHCUSHAATEE. cmq si vedono bene se le aprite in un’altra finestra! O veramend!

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      Conciata come Totò e Peppino a Milano, con 3 borse del peso specifico di 400 kg l’una (che non so grazie a quale miracolo mi abbiano lasciato imbarcare in aereo senza sovratassa), e con la mia ormai inseparabile sciarpa della lunghezza di 4 metri (davvero. l’ho misurata) a spazzare per bene il pavimento di Arlanda, eccomi pronta per il trionfale ingresso nella mia nuova patria. Per fortuna, a parte dolori muscolari che sopravvivono ancora oggi, l’ascensione è andata meglio del previsto. Niente cadute, niente gaffes. Mi sono solo persa un paio di volte, di cui la prima direttamente in aeroporto, tanto per iniziare bene. L’importante è che sono finalmente qui, sana e SLAVA! E che ho finalmente una giustificazione valida per scrivere cazzate sul blog personale! Gaudio e tripudio!

        ps. un grazie particolare alla mia nuova e personale guida spirituale a Stoccolma (Maury), che mi ha raccattata fetida e stremata dalla stazione centrale e mi sta tuttora ospitando in camera sua. Che santo!